Raccolta ed
essicatura
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Al mulino
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La castagna
in cucina

Al Mulino
  

Il mulino ad acqua.

Cari amici, volete sapere come funzionavano i mulini ad acqua dove portavano me e le mie sorelle per trasformarci in farina?
Ora ve lo racconto.
Io e le mie sorelle castagne venivamo portate al mulino di Viola perché è il mulino pìù vicino al castagneto. Dovete sapere che questo mulino è molto vecchio perché figura nella mappa catastale dei mulini del 1824.
E' situato, come tutti i mulini ad acqua, in prossimità di un torrente, questo si trova sulla riva sinistra del rio delle Lame o rio del mulino (sorgenti del Monte di Cassio). Perché secondo voi?
Perché l'acqua si presentava come fonte primaria di energia per dare movimento ai meccanismi del mulino.
Avete capito?
Inoltre i mulini non venivano mai azionati direttamente dall'acqua del torrente presso cui si trovano, ma venivano alimentati per mezzo di un canale di derivazione che ne permetteva un controllo ed una regolazione più attenta delle acque (c'era pericolo di alluvioni, di allagamenti!).( Vicino alla camera del mugnaio c'era un campanello che lo avvisava quando la vasca era piena ed era il momento di macinare). In prossimità del mulino il canale aumentava di grandezza formando una vasca detta anche "bottaccio o gora", dalla quale l'acqua defluiva verso gli impianti di macinatura. La vasca era scavata artificialmente nel terreno e formava un piccolo lago chiuso da argini in muratura. Ciò permetteva l'accumulo di acqua per i periodi di magra per azionare gli impianti. L'ingresso dell'acqua ai meccanismi veniva regolato da un sistema di paratoie di legno, che funzionava da saracinesca. Sollevando le paratoie, l'acqua scorreva nelle docce o canali inclinati generalmente di legno e l'acqua veniva convogliata, in un vano sotterraneo contro le pale della ruota del mulino. I meccanismi per dare movimento alle macine sono costituiti da ruote idrauliche orizzontali, che sono le più antiche. L'impianto a ruota orizzontale dava il moto direttamente alla macina soprastante. L'albero della ruota si trovava in un vano sotterraneo, alla sua base sono inseriti i cucchiai (mesc).La ruota aveva un diametro di circa 120centimetri. L'acqua portata dalla doccia, colpendo i cucchiai, determinava il movimento della ruota. Ohi, ragazzi, mi gira la testa! Ora entriamo nel locale di lavorazione del mugnaio... C'era una coppia di macine di pietra (mòli) per la lavorazione di frumento, granturco, castagne. Le macine erano collocate su un basamento di pietra.
Brrr... mi vengono i brividi a vedere dove finiremo! Coraggio, saliamo una piccola rampa con 3-4 gradini che consentiva al mugnaio di salire al piano delle macine e provvedere al caricamento della tramoggia.
Che roba è, direte voi!
Chi c'è sopra la mia testa?
Che carino, un pipistrello!
Mangia tanti insetti,
mi raccomando!



Ma torniamo alla tramoggia...
La tramoggia è un elemento di legno a forma di piramide rovesciata attraverso la quale cadevano le granaglie nella cavità centrale della macina sottostante. La macina superiore ha la superficie concava, le superfici sono scanalate per facilitare lo schiacciamento e la prima rottura dei grani, le scanalature sono oblique, e formano un angolo acuto al centro. Con il tempo le macine tendevano a levigarsi e dovevano essere periodicamente incise. Come ci trasformavano in farina?
Ahi!Ahi! Ahi!Ve lo devo proprio spiegare?
E va beh...lo sfregamento delle macine una sopra l'altra ci riduceva in pezzetti sempre più piccoli, fino a ridurci in farina.Alla tramoggia era collegato un campanello che segnalava al mugnaio quando la quantità di castagne da macinare stava per finire, cosi il mugnaio veniva avvisato e aggiungeva altre granaglie. La farina veniva raccolta in una vasca situata nella parte frontale del basamento, chiusa verso l'esterno da una tavola di legno, interrotta da un lato in modo da lasciare un'apertura per permettere il riempimento dei sacchi di farina.La tavola reca inciso il numero della macchina o la data e il nome del costruttore. Il tipo di farina prodotta dallo schiacciamento delle macine risultava poco raffinata: il grado di finezza della farina desiderata è ottenuto semplicemente regolando la distanza tra le macine. Il mugnaio di Viola aveva un bel da fare perché in questo mulino funzionavano due macine contemporaneamente.
Ecco perché,
la sera,
al fioco lume di una candela,
vedeva folletti aggirarsi sulle pareti e urlava
"A gh'è al fulèt,
a gh'è al fulèt!.."
e gli abitanti di Viola sorridono ancora oggi rivedendolo correre ansimando per la paura.
Vi è piaciuta la storia, ragazzi?
Non andate via , però, anch'io ho paura dei folletti,
dove andate bambini...?
non lasciatemi sola!